You are currently viewing Che squadre tifavano i presidenti della Repubblica italiana?

Che squadre tifavano i presidenti della Repubblica italiana?

L’Italia è il paese del calcio, e infatti i suoi rappresentanti sono stati anche tifosi. Dallo juventino Einaudi fino al palermitano Mattarella, andiamo a scoprire la storia del tifo al Quirinale.

3 Febbraio 2015: Sergio Mattarella giura a Montecitorio. Il neo-eletto Presidente della Repubblica paragona il suo nuovo ruolo a quello di un arbitro.
«All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà – imparziale. I giocatori lo aiutino con la loro correttezza» . Una metafora calcistica che molto dice sulla funzione della più alta carica dello stato, ma anche sulla passione calcistica del nostro paese, dove metà dei cittadini si dichiara tifosa, e quindi lo sono anche i loro rappresentanti.

Il primo tifoso al Quirinale è stato Luigi Einaudi, e che tifoso! A lui è attribuita la celebre frase: «Tutti nasciamo spontaneamente virtuosi, intelligenti, liberali e juventini. Taluni, poi, crescendo si corrompono e diventano imbecilli, interisti o milanisti». Presidente dal ’48 al ’55, non ha portato fortuna alla nazionale italiana, che durante il suo settennato non ha vinto nulla. In compenso ha inaugurato lo Stadio Olimpico di Roma, anche se quel giorno del 1953 gli azzurri persero 3 a 0 contro l’Ungheria.

Un altro presidente-tifoso è stato Antonio Segni. Argomenti preferiti del democristiano di Sassari: riforma agraria e Torres, la squadra della sua città. Al Quirinale c’è stato solo due anni (1962-64), durante i quali sia il Milan (’63) che l’Inter (’64) hanno vinto la coppa dei campioni.

Il socialdemocratico Giuseppe Saragat pare che di calcio non se ne intendesse, ma è stato il primo presidente a vedere la nazionale vincere qualcosa. Parliamo degli europei del 1968, conquistati a Roma dopo il 2-0 contro la Yugoslavia. Il giorno seguente la squadra allenata da Valcareggi venne ricevuta al Quirinale: un’usanza che si sarebbe ripetuta per ogni altro trionfo azzurro.

Giuseppe Saragat riceve i campioni d’Europa del 1968

Giovanni Leone era un napoletano verace e quindi non poteva che tifare Napoli. Grande appassionato di calcio, durante il suo settennato era un abituale frequentatore dello Stadio Olimpico dove si recava per le partite della Lazio, squadra del cuore del figlio Giancarlo.
Il 14 giugno 1978 la direzione del PCI decise di richiedere formalmente le dimissioni del Presidente della Repubblica. Quella sera Andreotti e Zaccagnini si recarono da Leone per raccoglierne le dimissioni. Pare abbia congedato i due ospiti con la frase: «grazie, guagliò, così ora potrò guardarmi i mondiali di calcio in santa pace».

Sandro Pertini è stato il presidente del Mundial del 1982, quello in cui Paolo Rossi e compagni portarono a Roma la prima Coppa del Mondo dell’Italia repubblicana. Indimenticabili sono le immagini del Presidente-partigiano che visita i ragazzi prima della finale contro la Germania, esulta sugli spalti per i gol azzurri e gioca a carte con Zoff e Bearzot sull’aereo di ritorno in Italia. “E’ stato il momento più bello dei miei sette anni da Presidente” dichiarerà poi.
Ma che squadra tifava il Pert? “Da ragazzo mi piaceva il Genoa, ma ora tifo solo la nazionale!“. Più patriota di così…

Due calciatori, un allenatore, un Presidente della Repubblica, un mazzo di carte e la Coppa del Mondo appena conquistata sono i soggetti della foto più bella del ‘900 italiano

La Juventus è l’unica squadra a poter vantare due presidenti-tifosi. Dopo il liberale Einaudi il bianconero tornò al Quirinale nell’ ’85 col democristiano Francesco Cossiga. Non un tifoso qualsiasi ma il membro numero uno dello Juventus Club Parlamento.
Ebbe l’onere di presiedere durante i mondiali di casa del 1990, ma non è stato fortunato dato che la squadra di Vicini perse ai rigori la semifinale contro l’Argentina di Maradona.

Oscar Luigi Scalfaro non seguiva il calcio, ma un giorno in qualche modo ne ebbe a che fare. Il suo celebre discorso «non ci sto», pronunciato il 3 Novembre 1993 a reti unificate, interruppe bruscamente la diretta di Cagliari-Trabzonspor di Coppa Uefa.

Carlo Azeglio Ciampi era un grandissimo tifoso del Livorno. La sua passione era talmente travolgente da farlo esporre sul tema anche durante i suoi impegni ufficiali, come quando nel 2005 arrivarono gli auguri alla sua squadra per il 90esimo anniversario della fondazione mentre era in visita ufficiale in India. Concluse il messaggio dicendo: “tenetemi aggiornato sulla partita di oggi”.

Neanche da Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi rinunciava alla sua passione per il Livorno

Giorgio Napolitano col calcio era più freddo. Non si è mai saputo che squadra tifasse, ma sicuramente portava fortuna: appena eletto ha visto la nazionale vincere il mondiale tedesco del 2006. Alla fine della partita è stato travolto dall’entusiasmo dei giocatori negli spogliatoi.

Da sinistra: la ministra Melandri, il Presidente Napolitano, Capitan Cannavaro e Mister Lippi

Mattarella di squadre ne tifa addirittura due: una è il Palermo, quella della sua città; l’altra l’Inter, ma non si conosce il motivo. E’ stato il Presidente di EURO2020, la storica vittoria della nazionale di Mancini negli ultimi europei.

Si racconta che ricordi a memoria le grandi formazioni delle squadre italiane e che il calcio ami guardarlo (come dimostrano le sue frequenti apparizioni allo stadio) ma non praticarlo. L’atleta di casa era il fratello Piersanti (ucciso dalla mafia nel 1980) e lui preferiva fare l’arbitro, esattamente come fa adesso, ancora per qualche ora, fino a che non arriverà il fischio finale, quando potrà inizierà un’altra partita.

Sergio Mattarella e capitan Chiellini ai giardini del Quirinale il giorno dopo la finale di Euro 2020