Appena finito di scrivere della seconda giornata dei gironi dei mondiali e già mi ritrovo al pc a riassumere la terza. Si sono giocate 24 partite in 4 giorni. Le ho viste quasi tutte.
Avrei bisogno di una settimana di pausa per prendere tempo, respirare, approfondirle e dare a ciascuna l’importanza che merita. Ma di tempo non c’è, perché mentre scrivo i sedicesimi sono già iniziati; e il senso di questo diario è quello di dare significato ad alcuni eventi, sportivi e non, che si susseguono caoticamente nei giorni in cui i 1.248 atleti giunti da tutto il mondo si danni battaglia su un campo da calcio, dando l’impressione in questa competizione che si gioca ogni quattro anni sia veramente il modo in cui l’umanità si coniuga, e le storie che vivono al suo interno vanno scritte, per non perderne traccia, per ricordarcele, per dargli una trama e un significato.
Iniziamo!
Dio Azteco all’Azteca
Il mondiale non è tale se non scende in campo Memo Ochoa. Il portiere messicano è alla sua sesta partecipazione. Sapete quali sono gli unici calciatori ad avere il suo stesso numero di partecipazioni? Messi e Ronaldo. Ma Ochoa non calca i loro stessi palcoscenici negli anni che intercorrono tra un mondiale e l’altro. Qualche titolo con l’America in madre patria, sì. Alcune presenze nelle più disparate città europee, qualcuna addirittura a Salerno, dove però non ha lasciato traccia. Ma è la maglia del Messico la sua tuta da supereroe.

Rivela al mondo i suoi superpoteri il 29 giugno 2014, a Fortaleza, Brasile, in un ottavo di finale mondiali contro l’Olanda. In quell’occasione aveva dato la sensazione di aver frapposto un muro trasparente tra lui e la porta. Quel muro era stato alla fine sfondato dai tiri di Snejder e Huntelaar. Il Messico eliminato, come al solito, agli ottavi di finale. Ma nessun appassionato di calcio ha mai dimenticato quella prestazione di Ochoa. Aveva ventinove anni, ora ne ha quarantuno. Quando al 78′ di Messico-Repubblica Ceca entra in campo lo vediamo con qualche ruga, segno dei mondiali che scorrono, eppure sembra impossibile che anche lui invecchi. Dopo Maradona e Pelé, è giusto che anche Memo si prenda la gloria dell’Azteca. Nei dodici minuti che trascorre in campo lascia la porta inviolata, mentre il Messico segna il gol del 3 a 0. Quando l’arbitro fischia la fine dà un bacio ai suoi migliori amici: i pali della porta. Poi scoppia in lacrime, insieme a tutti i messicani.
Haiti, 52 anni dopo
Germania 1974. Italia-Haiti. Gli azzurri arrivano all’esordio ai mondiali di calcio con il record assoluto di imbattibilità per una nazionale. Tra il 20 settembre 1972 e il 15 giugno 1974, in 1.142 minuti di gioco, Dino Zoff non ha mai subito un gol. Nessuno si sarebbe aspettato che a interrompere la striscia sarebbe stato un calciatore di Haiti. Quel giocatore si chiamava Emmanuel Sanon, è tutt’ora il miglior marcatore della storia della nazionale haitiana (42 reti). Qualche giorno dopo avrebbe fatto gol anche nel 4-1 subito contro l’Argentina, partita che avrebbe segnato l’eliminazione di Haiti dai mondiali tedeschi.
Haiti è tornata a giocare la Coppa del Mondo quest’anno. E’ ironico come il suo primo storico gol dopo 52 anni di attesa sia stato frutto di un autorete del portiere marocchino Bonou. Poi Wilson Isidor del Sunderland ha pensato bene di sparare un bolide dai 25 metri sotto l’incrocio, per il momentaneo 2-1 haitiano. Se Sanon ha messo il nome nell’almanacco del calcio per aver interrotto il record di Zoff, magari Isidor lo scolpirà venendo premiato per il miglior gol del torneo.
La vittoria del calcio africano
“Ai miei tempi ai mondiali c’erano due squadre africane…adesso otto” aveva detto un boomeristico Gennaro Gattuso alla vigilia degli spareggi per mettere le mani avanti da una possibile non qualificazione dell’Italia. E’ diventata nelle ultime ore una delle uscite più rinfacciate della storia del calcio italiano. Non solo perché al seguito dei play-off le nazionali africane sono diventate dieci, ma perché di queste dieci a superare i gironi sono state nove.
L’unica a non riuscirci è stata la Tunisia: zero punti nel girone disgraziato con Olanda, Giappone Svezia che ha visto anche la sostituzione in panchina di Lamouchi con Renard. Altre sembravano spacciate, e invece sono risorte dalle proprie ceneri.
Il Sudafrica dopo la partita d’esordio contro il Messico era parsa una delle squadre peggiori del torneo. Il CT belga Hugo Bross era caduto vittima della sua amata ripartenza dal basso, da cui ha perso palla e subito il primo gol del torneo. Eppure ha insistito con ostinazione con la stessa ricetta e dopo aver pareggiato con la Cechia è addirittura riuscito a battere a sorpresa la Corea del Sud nell’ultima partita-spareggio del torneo. Il gol di Thepalo Maseko al 63′ rimarrà nella storia del calcio sudafricano che per la prima volta nella sua storia supera una fase a gruppi dei mondiali, 16 anni dopo Sudafrica 2010: l’evento che avviò il suo ambizioso progetto calcistico.
Il progetto calcistico sudafricano è ammirevole anche perché è una delle poche africane che è riuscita a strutturarsi attorno al blocco di una squadra di club locale, il Sundowns FC, che tanto aveva fatto bene anche durante il Mondiale per Club.
La Repubblica Democratica del Congo che ai mondiali ci aveva preso parte 52 anni fa come Zaire entrando nella storia dalla porta sbagliata (la punizione battuta al contrario di un uomo terrorizzato da quello che poteva subire in patria dopo una sconfitta con la sua nazionale), sta volta prende l’entrata giusta. Prima pareggio contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Poi ribaltan l’Uzbekistan con tre gol segnati tutti nel secondo tempo, di cui uno bellissimo della sua stella: Yoane Wissa del Newcastle, già tre reti in questo mondiale.
Capo Verde continua a meravigliare
Del progetto calcistico di un’altra squadra africana, Capo Verde, e dei frutti che sta raccogliendo ne ho parlato abbondantemente nei capitoli precedenti.. Lo avevo definito come il più incredibile esempio di progettazione sportiva e scouting della storia del calcio. Dopo essere riuscita da esordiente a rimanere imbattuta contro Spagna e Uruguay, centra il terzo pareggio del girone (0-0 contro l’Arabia Saudita) che vale la qualificazione ai sedicesimi di finale.
A fine partita è iniziato a circolare un video in cui il portiere-feticcio di questa squadra, Vozinha, diceva alla vigilia dei mondiali che il uso sogno nella vita sarebbe stato quello di affrontare ai mondiali Lionel Messi. E’ quello che succederà a Miami il prossimo 4 luglio, dove alla mezzanotte italiana si sfideranno Capo Verde e Argentina.
https://twitter.com/manufcnow/status/2071329186501865643
E’ finito il tempo di Bielsa
L’Uruguay di Bielsa è la più grande delusa di questo mondiale americano. Nel 2023 la federazione affida la squadra a questo pazzo allenatore (il suo soprannome non a caso è Loco) capace di grandi risultati in passato, soprattutto in termini di innovazione tattica, noto per chiudersi nei monasteri a studiare libri e videocassette sul calcio, che però, oggi, sembra essere arrivato al capolinea. Si presenta ai mondiali dicendo di provare schifo per il calcio moderno, non mostrando il volto alle foto di rito. La sua aura da working class hero è sempre ammirevole, ma i suoi modi di interpretare il suo ruolo via via più patetici con gli anni che passano.
Nelle prime due partite il suo Uruguay raccoglie la miseria di due punti contro Arabia Saudita e Capo Verde. Gli rimarrebbe la possibilità di fare l’impresa contro la Spagna, ma i rioplatensi chiudono la partita con un solo tiro in porta e un gol subito a causa dell’ennesima papera del portiere-capitano Fernando Muslera. La garra ce la mette Canobbio, ma solo per dare calci e spintoni ai giocatori della Spagna a fine partita, un’altra iconografia dell’impotenza di uno dei peggiori Uruguay della nostra vita.
Povero Iran
La storia dell’Iran a questi mondiali non è neanche una vicenda calcistica ma qualcosa che andrebbe messo nei libri scolastici. Delle difficoltà diplomatiche a partecipare a questo mondiale, del suo portiere nomade e della virtù dei suoi calciatori ne ho scritto nei capitoli precedenti, a cui vi rimando. Ora mi limito a trascriverne le sfortunate vicende sportive.
L’Iran è uno dei popoli più calciofili del mondo, e forse il più calciofilo d’Asia. A livello di club Esteghlal e Persepolis, i due club di Teheran, vengono seguite da centinaia di migliaia di tifosi dando vita a uno dei derby più caldi del pianeta. Dal 1978, anno del suo esordio in Coppa del Mondo, l’Iran ha partecipato a sette mondiali, non riuscendo mai a superare la fase a gironi. Negli ultimi tre mondiali in modo particolarmente drammatico.
Nel 2018 ha totalizzato quattro punti a seguito di una vittoria contro il Marocco, una sconfitta contro la Spagna e un pareggio contro il Portogallo. Nel 2022 tre punti: sconfitta contro l’Inghilterra, vittoria contro il Galles e ancora sconfitta (proprio) contro gli Stati Uniti. In entrambi i casi un di Taremi allo scadere delle ultime partite dei gironi è uscito di un soffio, non permettendo ai persiani due storiche qualificazioni. Nel 2026 le cose sono andate ancora peggio. L’Iran il gol della qualificazione lo ha segnato, proprio con Taremi, nei minuti di recupero della partita con l’Egitto, ma il guardalinee lo ha annullato per una mezza scarpa in fuorigioco. Poi al 97′ Ezatolahi ha preso pure una traversa. Nonostante la delusione, grazie alla formula che premia le migliori terze, l’Iran aveva ancora la speranza di passare, non fosse andato in scena un biscotto for the ages.

Algeria-Austria 3-3: un biscotto leggendario
Algeria e Austria sono scese in campo con una strana prospettiva. Chi perde va fuori, chi vince becca la Spagna ai sedicesimi. Se pareggiano sono entrambe qualificate. Dopo una partita con quattro gol, al 93′ Mahrez segna il gol del 3-2 per l’Algeria, dopo un possesso palla sterile durato cinque minuti consecutivi. La panchina dell’Austria impazzisce, quella dell’Algeria chiede calma. Nel frattempo in campo Mahrez esulta, ma il suo compagno di squadra Aour gli dice qualcosa nell’orecchio. Cosa si sono detti non lo sappiamo, quello che sappiamo è che un minuto dopo l’Austria pareggia con un gol di testa di Kalajdzic, a una difesa algerina addormentata.
La mia interpretazione è questa. Mettere ventidue persone d’accordo è difficile se si vuole organizzare una cena. Figuriamoci per decidere il risultato di una partita da cui dipende il destino di una nazionale. E’ possibile che alcuni tra i giocatori austriaci e algerini si fossero messi d’accordo, a parole o con occhiate e gesti durante la partita, ma altro fossero ignari, tipo Mahrez quando ha scagliato quel dardo contro i cuori austriaci nei minuti di recupero. Poi i compagni di squadra di Mahrez dopo il gol gli avranno detto che affrontare la Svizzera sarebbe stato meglio che la Spagna. E quindi quel gol lo hanno preso volentieri.
Ci vediamo dopo i sedicesimi, con altre storie da raccontare!
